E' a causa sua - secondo il comunicato - che "per la prima volta, dal 1946, i comunisti non sono presenti in Consiglio comunale". Ma chi ha scritto il comunicato si è dimenticato di ricordare che, da dieci anni, Rifondazione comunista non aveva solo consiglieri, bensì anche un assessore, il cui lavoro, se qualificato, avrebbe dovuto essere in grado di produrre consensi anziché farli perdere; si è dimenticato di ricordare che la scelta di appoggiare l'attuale Sindaco non è stata affatto condivisa dalla maggioranza degli iscritti a Rifondazione ed è stato il risultato di una scelta verticistica passata sopra la testa di molti che pure da sempre si considerano comunisti; si è dimenticato di ricordare che, fino a pochi giorni prima dell'accordo elettorale, Ermanno Torrico, dei Comunisti Italiani, aveva ed esprimeva posizioni ancora più "estremiste" di Azzarà contro l'accordo stesso.
Per dirlo con una sola parola, chi ha scritto il comunicato si è dimenticato di fare autocritica: autocritica per la propria presenza poco comunista dentro l'Amministrazione; autocritica per non aver saputo definire una linea e un progetto politico comunista capace di radicamento; autocritica per avere sottovalutato lo scontento generalizzato dei cittadini; autocritica per l'immagine negativa trasmessa agli elettori con la propria subalternità sempre più crescente negli ultimi anni, con la propria incapacità a produrre partecipazione, con la sostituzione della mediazione e del compromesso alla passione politica.
E' vero che l'autocritica può essere dolorosa, e che, per fare autocritica, occorre uno sforzo di analisi maggiore di quello che serve a trovare un improbabile capro espiatorio: ma, inevitabilmente, senza autocritica, niente di nuovo si potrà costruire.
Claudia Pandolfi
Annarosa Forza
Guido Cavazzani
Gualtiero Galli
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